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Durante una vacanza estiva sulle Dolomiti, sono andata a vedere cosa offrissero in una festa svolta in pineta. Oltre a formaggi di malga, speck, miele e vari dolci tipici c’era anche questo pane buonissimo che si mangia durante le varie feste dell’anno. Si consuma a tutte le ore da solo o accompagnato da burro, formaggi o salumi. Non è un pane dolce: la dolcezza deriva dall’ utilizzo dell’abbondante frutta secca e va consumato dopo due giorni dalla preparazione in modo da poterlo affettare sottilmente e si conserva bene per una decina di giorni.

Con queste dosi si otterranno due pani.

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Come da tradizione durante le feste natalizie sulle nostre tavole non mancano mai i fritti di patate.

Anche questa fa parte delle ricette della nostra tradizione e ogni famiglia custodisce la propria.

Io voglio condividere con voi la mia e vi assicuro che sono talmente buoni che è meglio non iniziare a mangiarli, altrimenti sarà difficile smettere!

Non richiede particolare abilità nella preparazione: occorre solo avere la pazienza di aspettare che la pasta lieviti, ma il risultato premia!

Un consiglio per la frittura: abbondate con l’olio (sembra strano, ma otterrete così una frittura meno unta e più leggera), friggete pochi pezzi per volta in modo da non abbassare troppo la temperatura e utilizzate un tegame con i bordi abbastanza alti da contenere sufficiente olio da ricoprire i fritti stessi.

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Con il nome calcionetti si intendono i tipici fritti natalizi abruzzesi. A seconda della zona assumono un diverso ma simile nome pur essendo facilmente riconoscibili dall’ aspetto, simile a quello di piccoli ravioli. Per quanto riguarda la parte esterna esistono tante varianti: con e senza uova, con aggiunta di un goccio di latte, con e senza vino. Io utilizzo una pasta leggerissima, che viene poco dorata vista l’assenza di uova, ma che assorbe pochissimo olio. Quindi non esiste una ricetta precisa, ci si affida alle ricette di famiglia. Per me un ricordo bellissimo della mia infanzia è quando ripenso all’inconfondibile profumo sprigionato dalle mandorle che mia madre tostava per il ripieno, che è a base di marmellata d’uva nera (quello che vi proporrò qui sotto), oppure di ceci lessati e conditi con mosto cotto, cacao e cannella. Si possono preparare anche con un ripieno di castagne e cioccolato; in tempi più recenti si è diffusa un farcitura alternativa e molto golosa a base di semplice Nutella.

Pertanto per questa ricetta non ho dosi precise. Posso solo dire che per quanto riguarda la parte esterna è la parte liquida dell’impasto a comandare sulla quantità di farina da utilizzare. Mi spiego meglio: la quantità dell’olio deve essere rigorosamente pari alla metà rispetto a quella del vino, es. mezzo bicchiere di olio e un bicchiere di vino. Riuscirete a dedurre la quantità di farina necessaria solo nel corso della lavorazione dell’impasto: dovrete ovvero ottenere una pasta che possa essere stesa e dovrete regolarvi sulla quantità di farina da aggiungere solo sulla base di questo principio.

Lo stesso vale per il ripieno nel senso che si parte dalla marmellata d’uva, poi si aggiungeranno gli altri ingredienti a seconda del proprio gusto assaggiando la farcia. Se il ripieno dovesse presentarsi, a vostro parere troppo asciutto si può aggiungere del mosto cotto o vino dolce, se al contrario dovesse essere troppo liquido si possono aggiungere altre mandorle o biscotti secchi tritati.

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